Perdonare fa bene alla salute

E’ proprio vero che star bene con gli altri, non litigare molto ma soprattutto saper perdonare, sono elementi fondamentali per stare in salute.

A questa conclusione sono arrivati gli esperti, precisamente gli scienziati statunitensi della Università della California a San Diego (UCSD), i quali ribadiscono, con tanto di dati alla mano ricavati dal loro studio, che chi lascia andare e non prova rabbia ha molte meno probabilità di avere dei picchi di aumento della pressione arteriosa, con tutti i rischi per la salute che questo aumento comporterebbe.

La conferma scientifica di questo dato viene anche da una ricerca realizzata da Britta Larsen, del Department of Psychology and Philosophy dell’University of California di San Diego (Stati Uniti), e dai suoi collaboratori. L’indagine, pubblicata sulla rivista Psychosomatic Medicine, ha anche messo in luce gli specifici meccanismi attraverso i quali si svolge quest’azione benefica del perdono sull’apparato cardiovascolare.

“Il nostro è il primo studio che indica come il focalizzarsi sul perdono sia non solo protettivo in quel preciso momento» recita l’articolo redatto dal gruppo della dottoressa Larsen, «ma possa offrire una protezione anche successiva, attraverso un cambiamento del modo in cui gli individui rispondono al fenomeno della ruminazione psicologica sull’evento, che può ripresentarsi nel futuro”.Perdonare, arrivando ad augurarsi il bene di chi ci ha fatto soffrire, quindi si traduce in un calo della pressione, minori sintomi depressivi e un senso di benessere generale.

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Anche lo psicologo Robert D. Enright dell’Università del Wisconsin, ma la tendenza è in atto già da una decina d’anni, durante i quali riferisce il Los Angeles Times che i ricercatori hanno ammassato una discreta mole di dati sugli effetti terapeutici di quella che finora è stata considerata più che altro come una virtù insegnata dalla religione o tutt’al più un arte per pochi eletti.

l perdono inoltre sollecita la regione del cervello associata all’empatia, e il precuneo, un’area che viene chiamata in causa per “mettersi nei panni dell’altro”.

La dottoressa Britta Larsen e colleghi della UCSD invece nel loro studio hanno poi analizzato i dati raccolti mediante i test e le analisi, scoprendo che nei partecipanti che avevano ripensato all’avvenimento in maniera risentita, provando di nuovo rabbia, vi era stato un significativo e maggiore aumento della pressione arteriosa rispetto a coloro che invece avevano guardato all’accaduto con maggiore tolleranza e cercato di perdonare.

I risultati dello studio sono stati pubblicati sul Journal of Medicine Biobehavioural e riportano come nei 200 volontari si abbiano avuto delle diverse risposte a livello fisiologico dal pensare a un momento della propria vita in cui si sono sentiti offesi dal comportamento di un amico, oppure dal pensare in maniera più clemente nei confronti dell’avvenimento stesso e della persona coinvolta.

Inoltre è emerso che a prescindere da tutto, gli scatti d’ira aumentano il rischio di aritmie, attacchi cardiaci e causano un aumento della pressione sanguigna, spiega al Los Angeles Times il dottor Douglas Russell, cardiologo, che in uno studio del 2003 ha documentato come dopo sole 10 ore di “corso di perdono” le funzionalità coronariche dei pazienti già migliorassero.

Tuttavia, Seppur è vero che perdonare faccia bene, c’è bisogno che il perdono sia qualcosa di ben ponderato, richiede tempo. Abbiamo infatti bisogno di accogliere questo sentimento dentro di noi, senza agire d’impulso e senza fretta, se vogliamo che il perdono sia veramente liberatorio.

Author: Se red

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